keto

La dieta chetogenica ha controindicazioni ed effetti collaterali come qualsiasi terapia.

È anche molto rigorosa, richiede il monitoraggio di un professionista esperto e attenzione costante, oltre che motivazione.

È stato ampiamente osservato che la terapia chetogenica (o keto) ha un enorme potere brucia grassi, riduce l’appetito, migliora i principali indicatori di salute, aumenta le prestazioni sportive e molto altro. Ciononostante, non è priva di rischi ed effetti collaterali, né è una dieta facile da seguire.

Poiché l’uso delle diete chetogeniche VLCKD si sta diffondendo anche in modo pericolosamente auto-gestito (!!!) in questo post ricorderemo quando la chetoterapia è rigorosamente sconsigliata, gli effetti collaterali che può causare e i criteri di sicurezza da seguire nel breve e lungo termine.

I 4 passi prima di una dieta chetogenica

Per poter applicare la dieta chetogenica in sicurezza, bisogna valutare bene caso per caso. Per sapere se un cliente può subire un periodo di chetosi moderata indotta da dieta (chetosi nutrizionale), è essenziale che un professionista esperto valuti l’idoneità dell’approccio in 4 fasi:

1) VALUTAZIONE: la prima fase è di valutazione delle indicazioni e controindicazioni e dei dati clinico-anamnestici della persona

2) DEFINIZIONE: la seconda fase prevede la chiara definizione degli obiettivi

3) PIANIFICAZIONE: la terza fase consiste nella pianificazione dettagliata del protocollo dietetico, comprensiva della successiva uscita GRADUALE dalla fase di chetosi (transizione)

4) INFORMAZIONE: in questa fase si fornisce informazione dettagliata al cliente per evitare gli errori più comuni che compromettono l’ingresso o la permanenza in chetosi e anche la salute della persona. In questa fase il cliente viene anche informato degli effetti collaterali più frequenti di una terapia chetogenica.

Durante la prima fase di valutazione, il professionista deve rivedere attentamente i dati clinico-anamnestici della persona e confermare che il soggetto soddisfi i criteri di inclusione e non abbia parametri che scoraggino l’applicazione di una dieta chetogenica. Inoltre, la sua situazione deve rientrare tra quelle in cui la chetoterapia è raccomandata come approccio terapeutico efficace.

LEGGI “I 10 benefici della dieta cheto”

  1. CONTROINDICAZIONI ASSOLUTE

Naturalmente, essendo una terapia che costringe il corpo a un drastico ripristino metabolico, la dieta VLCKD (Very Low Calorie Ketogenic Diet) non è per tutti. É considerata sicura ed efficace se utilizzata in persone selezionate e sottoposte ad un attento monitoraggio e cura di professionali.

Come dettagliato dalle associazioni scientifiche di dietetica e nutrizione clinica, esistono situazioni specifiche sia fisiologiche (vedi gravidanza) che patologiche vulnerabili (vedi grave insufficienza epatica) in cui l’applicazione di questo approccio è vietata.

Le controindicazioni assolute sono solitamente dettate da valutazioni prudenziali o dalla mancanza di documentazione clinica e sperimentale e ne garantiscono la sicurezza e l’efficacia.

La terapia chetogenica è controindicata in caso di:

  1. Diabete di tipo 1
  2. Diabete mellito autoimmune latente negli adulti (LADA), insufficienza dei linfociti B pancreatici e uso di inibitori SGLT-2 (flozine), a causa del rischio di chetoacidosi diabetica euglicemica
  3. Insufficienza renale e grave malattia renale cronica (creatinemia >1,5 mg/dl), grave insufficienza epatica (epatite cronica attiva), insufficienza respiratoria, insufficienza cardiaca (classe NYHA III e IV), malattie cardiovascolari: angina instabile, ictus o attacco cardiaco infarto miocardico acuto recente (<12 mesi), disturbi del ritmo cardiaco, disturbi dell’equilibrio elettrolitico
  4. Storia di disturbi alimentari o altre condizioni psichiatriche, abuso di alcol e altre droghe
  5. Terapia diuretica cronica
  6. Infezioni gravi in ​​corso
  7. Nelle 48 ore precedenti la chirurgia elettiva o le procedure diagnostiche invasive e nel periodo perioperatorio
  8. Malattie rare: porfiria, deficit di carnitina, difetti di carnitina-palmitoil transferasi (CPT), difetti di carnitina-translocasi, difetti di b-ossidazione mitocondriale, deficit di piruvato carbossilasi
  9. Gravidanza e allattamento
  10. Adolescenti (sotto i 14 anni) e anziani fragili (sopra i 70 anni)

Fonte: Very Low Calorie Ketogenic Diet (VLCKD) in the management of metabolic diseases: systematic review and consensus statement from the Italian Society of Endocrinology (SIE)

In caso di applicazione della chetoterapia per il trattamento dell’obesità, la sua applicazione è sconsigliata anche nel caso in cui la persona abbia meno di 8-10 kg di massa grassa (FM) in eccesso.

  1. EFFETTI COLLATERALI

Una volta verificato che la persona soddisfi i criteri di raccomandazione per la terapia VLCKD e definiti gli obiettivi e il protocollo dietetico, è importante informarla dei principali effetti collaterali che di solito si verificano sia nella fase iniziale (48-72 ore) e dopo.

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Corpi chetonici e disidratazione

Gli effetti collaterali più comuni di solito si verificano entro i primi 2-3 giorni e tendono a scomparire una volta che si instaura la chetosi.

Come discusso in un ARTICOLO PRECEDENTE, la dieta chetogenica induce un aumento della concentrazione plasmatica dei corpi chetonici al di sopra del normale (chetosi fisiologica o chetosi nutrizionale). La chetonemia raggiunge concentrazioni non superiori a 7-8 mM/L. Sebbene tenda ad abbassare il pH del sangue (acidosi = aumento delle sostanze acide nel sangue), il pH non si sposta drasticamente al di sotto del normale. In altre parole, nulla di paragonabile alla chetoacidosi diabetica, una condizione patologica in cui la chetonemia può raggiungere più di 25 mM/L.

L’aumento dei corpi chetonici porta a un forte aumento della diuresi perché il corpo cerca di liberarsi del loro eccesso attraverso la via urinaria.

A questo si aggiungono altri fattori che contribuiscono adaumentare il fabbisogno idrico del corpo durante la chetoterapia. Il corpo richiede più acqua a causa dell’aumento del catabolismo (lipolisi = combustione del grasso immagazzinato) e della gluconeogenesi renale (produzione ex novo di glucosio) indotto da VLCKD. Di conseguenza, aumenta il rischio di disidratazione.

La disidratazione è la complicanza più comune nei primi giorni di una dieta chetogenica.

Inoltre, i corpi chetonici sono molecole fortemente anioniche (cioè hanno una carica negativa) e mentre vengono escreti nelle urine, attraggono elettroliti di carica elettrica opposta come “magneti” per neutralizzare la loro carica elettrica. Di conseguenza, anche gli elettroliti carichi positivamente (minerali cationici) come Na, K, Ca, Se e Mg vengono persi nelle urine, insieme ai corpi chetonici. A ciò si aggiunge un aumento dell’escrezione di sodio promosso indirettamente dall’ipoinsulinemia che si instaura sin dai primi giorni.

Se la perdita urinaria di questi minerali è eccessiva e non compensata, può provocare gravi disturbi dell’equilibrio elettrolitico, crampi muscolari, debolezza, affaticamento.

Per tutti questi motivi, la perdita di elettroliti deve essere attentamente monitorata da un professionista ed è ESSENZIALE l’assunzione di sali minerali, che saranno associati ad un’abbondante idratazione:

  1. GARANTIRE UNA BUONA IDRATAZIONE. È ESSENZIALE idratarsi molto bene per reintegrare i liquidi durante la dieta, bevendo almeno 2-3L al giorno (acqua, tè, caffè, infusi o altre bevande senza zucchero). Un’adeguata idratazione permette di contrastare l’iperuricemia iniziale, previene/ritarda la comparsa della stitichezza ed eventuali episodi di ipotensione. E bilancia il maggiore fabbisogno di acqua legato all’aumento del catabolismo (lipolisi del tessuto adiposo) e della gluconeogenesi renale
  2. REINTEGRARE I MINERALI. A causa dell’elevata quantità di minerali persi nelle urine, l’assunzione di integratori generici di solito non è sufficiente. I professionisti consigliano spesso l’uso di integratori specifici per la dieta cheto che solitamente contengono almeno 2 g di potassio e 375 mg di magnesio (e talvolta 800 mg di calcio), dosi molto più elevate rispetto a qualsiasi altro integratore. Anche così, la maggior parte degli integratori specifici per accompagnare la dieta cheto NON include l’integrazione di sodio, che si perde anche con la diuresi. Pertanto, è indispensabile salare abbondantemente gli alimenti ad ogni pasto o cercare un integratore di sodio specifico per reintegrare detto minerale (2 g/die).

QUI qualche informazione sugli itegratori di una dieta chetogenica.

I sintomi della disidradazione

I principali sintomi associati all’improvviso aumento dei corpi chetonici, alla disidratazione e alla perdita di minerali sono:

•                 BOCCA ASCIUTTA. Può essere corretto aumentando la frequenza di idratazione e con l’uso di caramelle senza zucchero.

•                 ALITOSI. L’alitosi (o tipico alito acetonico) è attribuibile all’aumentata concentrazione di acetone, un composto volatile, che viene eliminato attraverso le vie respiratorie. Sebbene sgradevole, conferma l’effetto della dieta VLCKD. Può essere corretto con spray specifici o caramelle/gomme senza zucchero.

LEGGI DI PIÙ SULL’ALITO CATTIVO

•                     MAL DI TESTA. È un effetto collaterale precoce (2-3 giorni) e transitorio che si verifica in un terzo dei pazienti che iniziano una dieta chetogenica a causa della presenza di corpi chetonici circolanti e della disidratazione. Fortunatamente, tende a scomparire spontaneamente entro 72 ore dal raggiungimento della chetosi. Infatti, le diete VLCKD/KD sono attualmente utilizzate nel trattamento dell’emicrania! Con il quale non ti resta che sopportare i primi giorni, assicurarti una buona idratazione e reintegrazione minerale e aspettare che arrivino i benefici eheh. Per alleviare il dolore può essere utilizzato qualsiasi analgesico che non contenga zuccheri (per questo i farmaci in forma di pillola sono migliori che in formulazione liquida).

LEGGI “La dieta cheto combatte l’emicrania”

•                     CRAMPI, NAUSEA, VERTIGO, STANCHEZZA e letargia transitoria (sonnolenza). Se compaiono questi sintomi, è necessario verificare che la persona si stia idratando bene e reintegrando i minerali persi con la diuresi. Se i problemi persistono, è una buona idea contattare il proprio medico.

•                     IPOTENSIONE ORTOSTATICA. Le crisi ipertensive di solito non si verificano durante lo stato di chetosi. Piuttosto il contrario, è possibile che la persona abbia episodi di bassa pressione sanguigna anche se basati sull’ipertensione. Questo perché la terapia chetogenica ti fa perdere liquidi e minerali. L’ipotensione può avere compensazioni come l’aumento della frequenza cardiaca e quindi generare tachicardia compensatoria in determinati momenti della giornata, ma di solito non va oltre. Pertanto, nel caso di soggetti ipertesi che sono in cura con antipertensivi, è opportuno monitorare frequentemente la pressione arteriosa e segnalare al medico curante una possibile ipotensione, soprattutto se in periodi di caldo, in modo che possa valutare una possibile riduzione della dose abituale. .

•                     STIPSI. La stitichezza è l’effetto collaterale più comune della disidratazione e di un drastico cambiamento della dieta. Può manifestarsi sin dai primi giorni e talvolta può alternarsi ad episodi di diarrea. Se compare, è importante verificare che l’assunzione di liquidi, fibre e sali minerali (in particolare potassio) sia sufficiente e corretto. Se persiste dopo i primi giorni, è necessario valutare l’integrazione di fibre (ad esempio psyllium) e/o l’assunzione di probiotici. Il trattamento probiotico è consigliato sia prima che dopo la chetosi nutrizionale, soprattutto se il paziente aveva abitudini alimentari scorrette prima di iniziare la chetosi e se mantiene gonfiore addominale e irregolarità intestinale. Altrimenti, è sufficiente assumere i probiotici dopo il cheto, soprattutto se è durato mesi (2-3).

•                     FAME. È un altro inconveniente iniziale della chetogenica. È “normale” che appaia nelle prime 48-72 ore, che è il tempo necessario ai corpi chetonici per agire sui centri di sazietà ipotalamica. Se necessario si consiglia di aumentare la quantità di verdura consentita e di prediligere verdure croccanti come finocchi crudi e sedano.

Durante la chetoterapia è INDISPENSABILE reintegrare i liquidi (cioè idratarsi bene!) e reintegrare minerali come potassio, magnesio e sodio. L’integrazione di trigliceridi a catena media aiuta anche a ridurre i sintomi di entrare nella chetosi nutrizionale.

3. ALTRI INCONVENIENTI

•                     IPERURICEMIA LIEVE. Durante una dieta chetogenica si possono osservare altre alterazioni dei parametri ematici di laboratorio. Tra questi, un aumento dei livelli di acido urico nel sangue (uricemia) è abbastanza comune. Si tratta di un aumento non preoccupante in quanto legato alla competizione che esiste nell’escrezione di acido urico e corpi chetonici a livello dell’emuntorio renale. Infatti l’aumento dell’acido urico nel sangue non è dovuto ad un aumento della sua produzione, quanto piuttosto ad un temporaneo rallentamento della sua eliminazione renale. Inoltre, l’iperuricemia è generalmente modesta e 4-6 settimane dopo la fine di una VLCKD, i livelli di acido urico di solito tornano alla normalità. Non è necessario fare nulla.

•                     IPOGLICEMIA (bassi livelli di zucchero nel sangue). Nel caso di soggetti diabetici in trattamento con farmaci ipoglicemizzanti, il medico curante sarà sempre informato sui livelli di glucosio nel sangue e potrà scegliere come adattare il farmaco agli effetti della VLCKD. Tra le opzioni da scegliere:

– Rapida sospensione dell’insulina all’inizio della dieta

– Interruzione o riduzione tra il 50 e l’80% dell’insulina basale (monitoraggio del glucosio 4v/giorno)

– Sospensione delle sulfoniluree (per aumentare il rischio di ipoglicemia)

– Mantenimento o introduzione di metformina (sensibilizzante all’insulina)

– Approccio individualizzato secondo HbAc1 per agonisti del GLP-1

– Interruzione degli inibitori SGLT2 (rischio di chetoacidosi euglicemica)

•                     ALTERAZIONI DEL CICLO MESTRUALE. Spesso accompagnano cambiamenti radicali nella dieta, ma di solito sono transitori e reversibili. Nel caso della chetoterapia, sono dovute all’adattamento dell’organismo al nuovo equilibrio endocrino. I cambiamenti nel ciclo e/o nel flusso mestruale si verificano perché il tessuto adiposo è in parte responsabile della produzione di estrogeni. Pertanto, con il dimagrimento e una massa piuttosto grassa, viene a mancare parte del tessuto adiposo e le ovaie sono stressate perché devono produrre più ormoni del solito. In questo caso non c’è molto da fare, basta ascoltare il corpo e osservare come si adatta il ciclo.

Il tessuto adiposo produce estrogeni. Pertanto, con la perdita di massa grassa (tessuto adiposo), le ovaie subiscono uno stress iniziale perché devono produrre più ormoni del normale. Questo può generare una transitoria alterazione della regolarità del ciclo mestruale e dell’abbondanza del flusso.

·         CALCOLI BILIARI. Una VLCKD non è che promuova la formazione di calcoli, ma l’aumento del rischio può verificarsi in molte diete ipocaloriche mal gestite. Per prevenire il rischio di colelitiasi, è importante rispettare le quantità minime di grassi da ingerire, poiché sono necessari per mantenere il corretto svuotamento della cistifellea, aiutando così a prevenire la formazione di calcoli. Parliamo di 2 cucchiai di olio EVOO durante le fasi di “attacco” di una chetoterapia (VLCKD, LCKD) e 3 cucchiai nelle successive fasi di transizione e mantenimento. Inoltre, gli acidi grassi dell’olio extravergine di oliva, come l’acido oleico, sono acidi grassi monoinsaturi in grado di tenere sotto controllo il colesterolo LDL senza alterare l’HDL.

•                     CALCOLI RENALI. Durante una dieta chetogenica aumenta il rischio di formazione di calcoli nelle vie urinarie. Naturalmente, garantire una buona idratazione durante la terapia riduce questo rischio.

•                     NON SALTARLA O PERDI TUTTO. La terapie keto VLCKD sono molto restrittive e non facili da seguire, soprattutto nei primi giorni. Basta reintrodurre una piccola quantità di carboidrati, anche in modo tempestivo (bevendo ad esempio un caffè zuccherato, uno yogurt contenente pezzi di frutta o semplicemente un pezzo di gomma da masticare non adatto alla dieta cheto) affinché l’organismo venga fuori dalla chetosi e riutilizzare gli zuccheri come fonte di energia e per immagazzinare grasso.

•                     RECUPERO DEL PESO PERSO. L’obesità è la malattia con il maggior numero di ricadute di tutte le malattie non trasmissibili. Mancano ancora studi sul mantenimento dei benefici di un VLCKD a lungo termine. Non sappiamo fino a che punto la perdita di massa grassa duri nel tempo. Allo stesso modo, finora non ci sono prove scientifiche che confermino che, a lungo termine, i risultati siano migliori di quelli ottenuti con una dieta equilibrata. Tuttavia, è prevedibile che il successo nel tempo dipenda dall’adesione al protocollo dietetico, dal passaggio graduale ad una dieta equilibrata e dal tipo di dieta di mantenimento. Insomma, è fondamentale seguire rigorosamente il protocollo dietetico fornito dal professionista esperto che ci accompagna, in particolare:

– Segui rigorosamente le 5 fasi della chetoterapia

– Rimanere nelle fasi 3 e 4 per un periodo di tempo doppio rispetto alle fasi 1 e 2

– Rimanere in fase 5 (HBD da 1700 kcal) per 6m-1a

– Mantenere un’attività fisica quotidiana costante (es. ≥ 20min/giorno di camminata veloce, 7 giorni a settimana)

4. COMPLICANZE GRAVI

Eventi avversi gravi come pancreatite acuta, acidosi metabolica, esacerbazione di attacchi di ansia, ipokaliemia e gravi aritmie cardiache sono stati occasionalmente osservati negli adulti trattati a lungo termine.

5. INTEGRATORI UTILI

Oltre all’integrazione di acqua e minerali cationici, è consigliata anche l’integrazione con multivitaminici, fibre, probiotici, acidi grassi omega-3, trigliceridi a catena media (o MCT) e acetil-L-carnitina.

• Vitamine, fibre e acidi grassi Omega-3

Poiché la dieta VLCKD è estremamente povera di calorie e non consente il consumo di frutta o verdura amidacea, potrebbe non fornire tutte le vitamine e i minerali presenti invece in una dieta equilibrata. Pertanto, il nutrizionista o professionista esperto consiglierà integratori vitaminici e minerali che includono calcio e vitamina D, selenio, ferro e acido folico, tra gli altri. Potrebbe essere necessario anche un integratore di fibre se il movimento intestinale risultasse eccessivamente rallentato e fosse necessaria un po’ più di massa fecale. Questi integratori di solito contengono anche acidi grassi omega 3 (Epa, DHA) che aiutano a ridurre i marcatori pro-infiammatori e quindi l’infiammazione.

• MCT

I trigliceridi a catena media sono un componente naturale di molti alimenti, tra cui l’olio di cocco e l’olio di mandorle. Un trigliceride è costituito da tre acidi grassi e una molecola di glicerolo. Questi acidi grassi sono costituiti da atomi di carbonio legati in catene di media lunghezza. Gli MCT sono altamente chetogenici e l’integrazione aiuta a ridurre i sintomi dell’ingresso nella chetosi nutrizionale.

• Acetil-L-Carnitina

La funzione principale dell’acetil-L-carnitina è quella di trasportare i trigliceridi a catena lunga (LCT) all’interno della matrice mitocondriale, dove vengono poi utilizzati per la produzione di energia attraverso la beta-ossidazione. L’integrazione con acetil-L-carnitina può quindi sopperire ad eventuali carenze e favorire l’ossidazione degli acidi grassi a catena lunga assunti con gli alimenti o, meglio ancora, degli LCT immagazzinati nel tessuto adiposo come riserve di energia (effetto bruciante).

 

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Sara Tulipani

Life Coach specializzata in cambi di alimentazione e stile di vita, Dottore di Ricerca in Alimenti e Salute, Master Internazionale in Nutrizione e Dietetica

Riferimenti bibliografici

ü  Very Low Calorie Ketogenic Diet (VLCKD) in the management of metabolic diseases: systematic review and consensus statement from the Italian Society of Endocrinology (SIE)

ü  Muscogiuri, G., Barrea, L., Laudisio, D. et al. The management of very low-calorie ketogenic diet in obesity outpatient clinic: a practical guide. J Transl Med 17, 356 (2019). https://doi.org/10.1186/s12967-019-2104-z

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